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La crisi dell'avvocatura e' globale, ma le ricette per superarla possono essere ben diverse

La crisi dell'avvocatura ? globale, ma le ricette per superarla possono essere ben diverse di Marcello Pacifico* La crisi delle libere professioni, nel nostro caso dell'avvocatura, non ? solo una questione italiana ma globale. Questo perch? le cause sono comuni e, tra queste, le difficolt? dell'economia mondiale, i cambiamenti provocati dalla crescente incidenza anche nelle professioni liberali di tecnologie innovative, l'influenza di internet e dell'informazione on line. E se la crisi dell'economia si spera possa essere superata nel medio termine, non minori preoccupazioni destano, per le libere professioni, gli altri due aspetti, probabilmente pi? difficili da assimilare e governare. In tema di tecnologie basti pensare a Ross, il programma informatico in grado di far fronte a buona parte delle attivit? di ricerca e redazione di atti, in fase di sperimentazione avanzata anche in alcuni grandi studi italiani, o al robot cinese in grado di risolvere controversie di minima (per ora) rilevanza. E quanto ad internet, offre infarinature gratuite a chiunque voglia saperne di pi? su qualche questione legale, nonch? servizi di consulenza low cost (ma sarebbe il caso di dire law cost) per tutte le tasche. Lo scenario, insomma, sta radicalmente cambiando rispetto al passato. E' del tutto erroneo, direi anzi irresponsabile, pensare che il mondo della giustizia possa sottrarsi a questi processi innovativi che in parte hanno gi? fatto il loro ingresso nel sistema attraverso PCT, et similia. Determinante ? invece il modo in cui l'avvocatura, sia nelle sue istituzioni che nella sua base, sta affrontando ed affronter? questi cambiamenti. Tra i pilastri che sosterranno la professione negli anni a venire ce ne sono tre assolutamente fondamentali e direi imprescindibili: le specializzazioni, l'organizzazione del lavoro (e dunque sinergie associative e multidisciplinariet?), l'uso appropriato delle moderne tecnologie. Discorsi a parte merita poi il tema di una efficace rappresentanza politica , ma non ? questo oggi l'argomento in esame. A ben vedere, su tutti e tre i fronti sopra indicati l'avvocatura italiana non ha finora dato esempi di lungimiranza ed avvedutezza. Le specializzazioni - quelle vere, reali, non di carta - sono di l? da venire, come hanno dimostrato i provvedimenti fin qui escogitati da Ministero e CNF, annullati dalla giustizia amministrativa anche su istanza dell'ANF per la loro palese inadeguatezza. L'attesa per regolamenti effettivamente rispondenti alle esigenze della categoria ma anche e soprattutto a quelle di una societ? sempre pi? esigente si prolunga ormai da troppo tempo, a conferma di una preoccupante mancanza di idee e progettualit?. Quanto all'organizzazione del lavoro, v'? che non solo poco e nulla si fa per incentivare la cultura dello svolgimento della professione in forma associata (e possibilmente specializzata), ma si arriva addirittura a fare ostruzionismo alla costituzione di societ? professionali multidisciplinari e/o con socio di capitali. E questo, in un momento in cui solo il dar vita ad organizzazioni professionali forti di risorse umane e finanziarie pu? far sperare in un futuro migliore. Quanto, infine alle nuove tecnologie, pu? serenamente dirsi che l'avvocatura italiana si limita a subirle, adeguandosi con grande difficolt? a innovazioni determinanti anche per le professioni intellettuali. Come possa essere diverso il modo di approcciare questo cambiamento epocale nei vari Paesi europei lo rileviamo, ad esempio, dal programma che in Francia l'Avv. Christiane Feral-Schul, candidata alla presidenza del Consiglio Nazionale del BAR (Conseil National des Barreaux (CNB), ossia il Consiglio Nazionale degli Avvocati d'oltralpe) sottopone al vaglio dell'elettorato. In una intervista, al giornalista che le ha chiesto cosa auspicasse per gli avvocati in un momento in cui la categoria, i cui iscritti sono raddoppiati in vent'anni, sta subendo uno dei cambiamenti pi? profondi della sua storia, in cui il cuore della professione ? "uberizzato" da legali informatizzati e strumenti digitali, la candidata candidata si ? cos? espressa: "Penso che dobbiamo avere un approccio alla professione pratico e non dogmatico. Come candidato alla CNB vorrei fare in modo che gli avvocati, tutti gli avvocati, siano consapevoli della necessit? di trasformare la loro pratica digitale e di equiparare gli strumenti digitali come strumenti che agevoleranno il loro lavoro quotidiano. Occorre dunque acculturarli, formarli ed incoraggiarli ad innovare. Rispetto a coloro che offrono servizi legali su Internet, la nostra attivit? ha diversi vantaggi competitivi: la nostra esperienza giuridica, la nostra esperienza di contenzioso, la nostra etica e il nostro segreto professionale. Questo ? ci? che gli avvocati devono imparare a proporre". Ed ancora : "La professione di avvocato ? una professione del futuro se se ne avranno i mezzi. Stiamo soffrendo come altri gli effetti di nuovi usi digitali che hanno spinto su Internet dei soggetti concorrenti. Ci? dovrebbe motivare gli avvocati ad offrire servizi efficienti e innovativi in base alle esigenze dei nostri clienti e degli utenti di Internet. Non sappiamo cosa sar? il mercato del diritto nei prossimi cinque anni e non conosciamo ancora le tecnologie che rivoluzioneranno la nostra attivit?. Nessuno, qualche anno fa, era consapevole dell?ampiezza dello sviluppo dei giganti di Internet e della loro egemonia nel mercato globale. Se verr? eletta, vorrei vedere la creazione di un laboratorio di innovazione che permetta la condivisione di know-how e metodi innovativi, grazie alle imprese pilota e al lavoro svolto dalla rete nazionale di incubatori creati dai BAR" . Chiarissime poi le idee per la giovane avvocatura: "Per quanto riguarda i giovani avvocati, devono essere immersi in questo spirito imprenditoriale, per capire che diventare un avvocato ? pi? che mai parte del loro DNA. Ci? richiede una formazione adeguata alle esigenze del mercato e agli strumenti digitali accessibili a tutti. Dobbiamo ridefinire le esigenze dei nostri clienti, adattarci alla continua modifica di queste esigenze garantendo un servizio locale innovativo e di qualit?. Ma l'avvocato ? anche un protagonista nella nostra societ? che deve imperativamente rafforzare la sua presenza in tutti gli strati di quest'ultimo: deve investire tutti i luoghi di riflessione, impegnarsi in associazioni, partecipare a dibattiti sociali, aiutare le autorit? pubbliche per co-costruire i testi. E non dimentichiamo che questa missione che non appartiene ad alcuna altra professione e che non ? mai stata cos? attuale nelle nostre democrazie occidentali" Gli avvocati del Foro di Parigi, sicuramente una grande metropoli, sono 25.000 un numero che rende parzialmente assimilabile la situazione della professione in Francia a quella dell'Italia, almeno quanto a tendenza all'aumento degli iscritti. Ma ben diverso sembra essere, da parte di chi si propone l? alla guida della categoria, il modo di considerare ed affrontare problemi e difficolt?. Un cambio di marcia e di direzione sarebbe auspicabile anche da noi, e qui potrebbe rientrare in ballo il tema di un'efficace rappresentanza politica, unitaria o no che sia, dell'avvocatura italiana. Ma questo ? tutto un altro discorso. *Presidente ANF

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